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La biografia del creatore di Wikileaks, Julian Assange.Dopo questa lettura capirete perchè NON dovete offrirgli in alcun modo supporto.

Biografia

Ha costruito la sua vita intorno ad una ricerca senza compromessi. Quella delle informazioni. Per questa missione ha sacrificato ogni cosa: a 39 Julian Assange si ritrova a vivere come un nomade per il mondo. Non ha una casa, la sua vita è tutta nelle due borse che porta sempre con sé: una per i vestiti, l’altra per il computer. Casa e ufficio, in una sola mano. E’ l’uomo che, grazie alla pubblicazione dei file afghani su Wikileaks , è stato l’artefice della più grande fuga di notizie della storia militare americana. Ma per lui è solo l’ultima tappa di una vita di azioni contro gli interessi istituzionali. I pochi che lo conoscono lo dipingono come preciso e ossessivo, estremo e maniacale, ma capace di disquisire, con assoluta dimestichezza, di sicurezza informatica, diritto d’informazione e geopolitica. Geniale, paranoide e visionario, i suoi occhi decisi puntano un solo obiettivo: trasformare le istituzioni mondiali in uno scaffale di cristallo, senza segreti. E l’intento dichiaratamente pacifista ancora una volta ha toccato la casta dei militari. Quella più potente.

Infanzia

Dicono che Julian, nato nel 1971 a Townsville, nel Queensland, in Australia, abbia ereditato quel vagabondo karma che si porta fieramente appresso dalla sua infanzia scapestrata. A questo proposito esistono tre versioni, tutte differenti (ma tutte probabilmente autentiche e quindi sovrapponibili simultaneamente) sulla sua movimentata infanzia. La prima. I suoi genitori, due attori, si incontrarono a una manifestazione contro il Vietnam e presto mettono in piedi una compagnia teatrale che li porta in giro per il continente. I travelling show families in Australia sono circa 500, hanno scuole itineranti formate da circa 90 bambini e sono regolamentati dalla Showmens Guild of Australia fondata nel 1908. La seconda. Sua madre, pensando che un’educazione formale avrebbe potuto infondere nel figlio un rispetto malsano nei confronti dell’autorità, pensa bene di trasferirsi 37 volte prima che Julian compia i suoi 14 anni. La terza. Quando il padre abbandona le loro vite, madre e figlio passano il tempo a fuggire dalla follia del genitore del fratellastro che appartiene alla setta guidata da Anne Hamilton-Byrne. Ad ogni modo, durante uno dei tanti spostamenti, il giovane Assange si ritrova a vivere di fronte a un negozio di elettronica nel quale inizia a fare pratica, a imparare a scrivere programmi e, presto, a penetrarvi dentro: “Ero affascinato dall’austerità del rapporto con il computer”, racconta al New Yorker. Adolescenza A 17 anni, dopo aver frequentato 30 scuole diverse, grazie alle sua acutezza, alle sue conoscenze informatiche e a una insolita mentalità da outsider, entra facilmente nel mondo dell’hacking. Julian diventa Mendax e mette in piedi gli “International Subversives”. Grazie ai software da lui sviluppati, il giovanissimo gruppo di hacker si infiltra nei meandri informatici di Nasa, Pentagono, Dipartimento della Difesa e altri siti apparentemente blindati. Si accorgono di lui poco dopo. E’ l’ottobre del 1989 quando, alla vigilia del decollo della navicella Atlantis, i tecnici della Nasa vedono comparire sui computer la scritta Wank, acronimo inglese di Worms Against Nuclear Killers (Vermi Contro Killer Nucleari). Julian Assange ha appena 18 anni, vive l’ebbrezza di Matthew Broderick alias David J. Lightman in Wargames, ma è già padre (sposato poco prima con la sua fidanzata in una cerimonia non ufficiale). E quel biglietto da visita lo trasforma in braccato. L’intelligence australiana riesce a scovarlo dopo essersi infiltrato nella rete di computer di una grossa società di telecomunicazioni canadese: ammette 25 capi di accusa, rischia dieci anni, ma se la cava egregiamente con la condanna a pagare una somma simbolica. Motivo: la sua attività non aveva provocato alcun danno. La sentenza si rivela una beffa per gli investigatori: alle accuse di Ken Day, l’agente che indagava su di lui, Julian aveva risposto “Se non faccio male a nessuno che male c’è?”. In pratica il giudice conferma la stessa frase, trasformandola in un motto da perseguire. Il gesto comunque gli costa caro. La moglie non ci pensa due volte e lo lascia portando con sé il loro figlio. Lo stress per la battaglia legale che segue gli lascia per ricordo una chioma bianca. E’ il 1990.

L’università

Per salvarsi prova a mettere la testa a posto scegliendo lavori affini ma canonici. Si trasforma da hacker a difensore dei sistemi informatici (come Frank William Abagnale Jr che saltò il fosso che separa il falsario dal poliziotto), inizia a studiare fisica, si stabilizza a Melbourne, lavora come sviluppatore di software liberi, realizza Strobe, il primo port scanner open source e Rubberhose deniable encryption un nuovo concetto di crittografia per proteggere i dati sensibili. Si laurea brillantemente all’Università di Melbourne, stavolta lasciandosi dietro sei atenei diversi. Ma non va. La sconfortante conformità dei suoi colleghi accademici lo deprime. E ricomincia a vagabondare. Abbandona l’Australia e vive in Kenia, Tanzania, Vietnam, Svezia, Islanda , Siberia , Belgio e Stati Uniti.